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Quando e come utilizziamo di più la voce per interagire con i device? Ecco qualche dato

  • Su mobile il 55% dei teenager e il 40% degli adulti usa la ricerca vocale ogni giorno, e la percentuale cresce molto rapidamente (Google, ottobre 2014);
  • il 23% degli adulti usa ricerche e assistenti vocali mentre cucina (Google, ottobre 2014);
  • il 20% di tutte le ricerche da mobile su Google sono fatte con la voce (Google, durante il Google I/O);
  • “The ratio of voice search is growing faster than type search” (Behshad Behzadi, Google Zurich);
  • “By 2020, 30% of web browsing sessions will be done without a screen” (Gartner, ottobre 2016).
  • In Italia il 46% dei possessori di smartphone utilizza la ricerca vocale.
  • In Italia il 36% dei possessori di tablet utilizza la ricerca vocale.

Ma perché, potendo utilizzare diverse modalità di interazione, sempre più persone prediligono la voce per interagire con i device?

Per lo più per una questione di efficienza, comodità e semplicità. Ecco alcuni esempi:

  1. Usare la voce e dettare è più veloce che scrivere.
  2. Non è necessario usare le mani (elemento di fondamentale importanza in alcune situazioni o contesti d’uso come, ad esempio, mentre si cucina o si guida).
  3. Non è necessario usare gli occhi (funzionalità estremamente utile nel caso in cui si stia camminando, guidando o si debba contemporaneamente prestare attenzione ad altro).
  4. Consente un maggiore multitasking (ad esempio è possibile guidare e interagire con il proprio smartphone/device di bordo).
  5. È affidabile: il riconoscimento delle parole, infatti, ha un tasso di errore dell’8%.
  6. È inclusivo. Il fatto che questo tipo di interazione sia veloce e con un basso tasso di errore nel riconoscimento delle parole, oltre a essere una comodità per tutti, è particolarmente di aiuto nel caso, ad esempio, di persone dislessiche, disgrafiche o semplicemente anziane. Inoltre, consente anche ai bambini che non sanno ancora scrivere e leggere di poter interagire, seppur in modo elementare, con alcuni device e applicazioni pensate per loro (ad esempio per attivare un gioco, o per vedere un video o un cartone animato online).

Queste considerazioni spiegano anche perché la ricerca vocale è in crescita anche per quanto riguarda l’interazione col proprio smartphone.

L’importanza del contesto d’uso

Nella valutazione delle interazioni vocali, è necessario tenere conto di un ulteriore fattore: l’impellenza della necessità.

Proprio perché è possibile interagire vocalmente coi device anche mentre si guida, si hanno le mani occupate o si ha l’attenzione visiva concentrata anche su altro, molto spesso l’interazione vocale è utilizzata in “situazioni emergenziali” (richiesta di aiuto) o per espletare necessità impellenti (ad esempio per attivare il navigatore mentre si guida, o per avviare una chiamata mentre si sta trasportando della merce che ingombra le mani).

Se consideriamo che la maggior parte delle ricerche vocali avvengono da mobile, appare evidente che solitamente gli utenti richiedono dalle app vocali che forniscano risposte veloci per bisogni immediati.

Tra le ricerche effettuate solo tramite tastiera e quelle effettuate anche utilizzando la voce, quello che è cambiato è il mindset degli utenti.

Infatti, quando chiedo aiuto a Siri (o ad un altro servizio equivalente di assistenza vocale) non mi chiedo se, per rispondermi, utilizzerà dati presi dal web, da un’applicazione come le mappe, i messaggi o il promemoria; l’importante è che soddisfi il mio bisogno in modo rapido e accurato, rispondendo alla mia domanda.

Il problema della privacy

Per quanto l’uso della voce possa risultare più comoda che non digitare su una tastiera, non sempre potrebbe essere la scelta preferibile dagli utenti. Infatti, appare difficile immaginare di effettuare una ricerca vocale in mezzo alla gente, in situazioni come l’interno di un vagone della metropolitana, o in un autobus. Così come, in generale, difficilmente una persona sarebbe disposta a fornire i propri dati personali e/o sensibili a voce alta in un contesto pubblico in cui può essere ascoltata da tutti.

Per questo alcuni settori rischiano di essere meno coinvolti dal fenomeno delle applicazioni vocali. Nello specifico i settori che più di altri hanno a che fare con i nostri specifici dati personali come età, sessualità, religione, razza, salute, relazioni personali.

Nel caso di una ricerca vocale, come cambia la formulazione della richiesta da parte degli utenti rispetto alla ricerca scritta?

Le richieste effettuate digitando da una tastiera virtuale (nel caso di un device touchscreen come tablet o smartphone) o fisica (come quella del PC), sono molto diverse da quelle dettate attraverso la propria voce.

Tendenzialmente, infatti, da tastiera è più facile effettuare una ricerca tramite parole chiave, mentre col la voce è più facile che la richiesta sia formulata come una domanda. La mediazione di strumenti come Alexa, Siri, Cortana favorisce un’interazione che è più simile a una conversazione tra l’utente e il suo assistente, che non tra l’utente e un computer vero e proprio.

Ad esempio:

  • Richiesta da tastiera: “ricetta torta di mele
  • Richiesta vocale: “Qual è la ricetta della torta di mele?”

Oppure:

  • Richiesta da tastiera: “meteo Milano
  • Richiesta vocale: “Che tempo farà oggi?

Il Voice search (la ricerca vocale) funziona?

Secondo alcune rilevazioni (fonte https://techpinions.com/the-voice-ui-has-gone-mainstream/46148), già nel giugno 2016 gli utilizzatori della Voice search si dimostravano più che entusiasti di questa funzionalità:

  1. Secondo il 55% degli utenti, la ricerca vocale “non funziona sempre, ma quando funziona è molto utile”.
  2. Il 43% degli utenti concorda: Userei i comandi vocali di più se potessi parlare al dispositivo in modo più naturale”.
  3. “Se funzionasse più spesso, userei di più l’assistente vocale del dispositivo”. Il 48% è fortemente d’accordo.
  4. Secondo il 66% degli utenti: “Vorrei che l’interfaccia vocale del mio dispositivo si integrasse meglio con i dispositivi e le app che uso regolarmente”.
  5. “Non mi sento a mio agio a parlare ad un dispositivo”. Il 41% si è dichiarato in forte disaccordo con tale dichiarazione.

Qual è il futuro degli assistenti vocali?

Gli esperti del settore prevedono che entro il 2020 il 50% delle ricerche verrà effettuato a voce e il 30% su dispositivi senza uno schermo. Inoltre, circa il 16% degli americani (uno ogni sei) possiede un dispositivo di home assistance. Entro il 2022 il numero salirà al 55% (fonte: https://www.wellnet.it/blog/news/ok-google-qual-e-il-futuro-degli-assistenti-vocali).

Insomma, non solo stanno entrando nelle nostre case e conquistando le nostre abitudini, ma sembra proprio che gli assistenti vocali siano qui per restare. Come? Semplicemente migliorando sempre di più e permettendoci, usando solo la nostra voce, di fare cose che prima potevamo solo sognare.

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