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Come cambia il museo

Negli ultimi anni stiamo assistendo alla crescente tendenza di portare la tecnologia all’interno dei musei per accrescere l’esperienza dei visitatori.

Ma cosa consente di fare la tecnologia nel museo?

Grazie alla realizzazione di applicazioni specifiche integrate con device tecnologici innestati nella struttura del museo, è possibile:

  • seguire percorsi di visita tematici e personalizzati;
  • aiutare i visitatori a orientarsi all’interno del museo;
  • veicolare contenuti speciali o integrativi rispetto alle opere contenute nel museo;
  • offrire un calendario aggiornato con tutte le attività in programma;
  • consentire la fruizione di contenuti esplicativi e interattivi anche a persone affette da disabilità;
  • favorire l’intrattenimento e la formazione di bambini e ragazzi.

 

Fonte immagine: http://bit.ly/2tWeVDg

 

Perché rendere il museo interattivo e digitale?

Gli utenti degli anni ’70 avevano una soglia di attenzione di 5 minuti in media, ma negli anni 2000 è stato stimato che la soglia sia scesa ad 1 minuto e si prevede che nei prossimi anni si abbasserà ulteriormente. Che fare?

È dimostrato che siamo più predisposti ad imparare se lo facciamo divertendoci. Vanno completamente ripensate le modalità attraverso le quali impostiamo il percorso museale, il racconto delle opere e l’interazione col visitatore. È, perciò, necessario portare il museo nel mondo digitale per esporre il brand museale a un nuovo pubblico e convincerlo a recarsi nel museo fisico.

L’ambito museale, inoltre, deve imparare a confrontarsi con altre industrie culturali e creative (editoria, cinema, musica, videogames) contendendo l’interesse e l’attenzione dei possibili visitatori. Questo è possibile solo lavorando sulla creazione di un rapporto diretto che passi anche attraverso la visita fisica ma sappia andare oltre, coinvolgendo l’utenza.

Basti pensare che ogni anno solo in Italia si spende circa 1 miliardo di euro in prodotti ludici e di intrattenimento. Se il museo riuscisse ad offrire un’esperienza emotivamente piacevole e suggestiva attrarrebbe quantomeno parte del pubblico interessato a questo ambito e riuscirebbe, così, ad ottenere nuove fonti di revenue.

 

La parola chiave? Gamification!

La gamification è l’utilizzo di elementi propri dell’ambito ludico in contesti esterni al gioco. Cerca di coinvolgere le persone a provare più coinvolgimento e divertimento nelle attività quotidiane.

Perché sfruttare la gamification in ambito museale?

Perché così il visitatore diventa un protagonista attivo del museo: si sente coinvolto emotivamente e questo lo porta a mantenere l’attenzione su ciò che l’ambiente museale ha da offrire. Così l’utente osserva, immagina, partecipa, interagisce, esplora e impara.

 

Il caso Father and Son: quando un museo archeologico si inventa un videogame

Si chiama “Father and Son” ed è il primo videogioco interamente realizzato con e per un museo archeologico italiano, ovvero il MANN-Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il MANN è uno dei più importanti siti d’arte al mondo, con straordinarie collezioni provenienti da Pompei ed Ercolano. Attraverso il viaggio di un figlio alla scoperta del padre archeologo mai conosciuto, gli utenti potranno esplorare le sale del museo e le strade di Napoli, sperimentando le ventiquattro ore precedenti la devastante eruzione del Vesuvio del 79 d.C, per poi essere teletrasportati virtualmente nel 2017 così da visitare le rovine della città romana in veste di turisti.

Il videogioco è disponibile da aprile 2017 e a quanto pare i risultati rilevati fino ad ora non sono per niente da sottovalutare!

 

Fonte immagine: http://www.tuomuseo.it

 

Secondo Paolo Giulierini, direttore del MANN: “Si tratta di un colpo d’ala notevole, di un’intuizione che ci permetterà di raggiungere e coinvolgere con maggior efficacia nuovi pubblici internazionali, sia in visita, che virtuali”.

 

 

 

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