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Si può fare moda utilizzando gli strumenti e le tecniche proprie della tecnologia? Certo che sì!  Vediamo di seguito qualche esempio interessante.

Una sfilata davvero unica nel suo genere

Il 25 febbraio 2018 al Metropol di Milano, in occasione della Fashion Week, è stata presentata la collezione invernale 2018/2019 di Dolce e Gabbana.

Fin qui tutto normale, peccato solo che non fosse la solita sfilata. Le modelle, infatti, erano tutt’altro che attraenti e… umane!

Colpo di scena proprio all’inizio dello show: da un grande portone rosso con la scritta “FASHION DEVOTION” posto al centro di una parete decorata come l’altare di una chiesa con statue di angeli e raggi d’oro sono usciti uno dopo l’altro una fila di droni che sorreggevano alcuni nuovi modelli di borse Dolce & Gabbana.

Gli APR (aeromobili a pilotaggio remoto), hanno percorso la passerella in volo, interagendo col pubblico in un’elegante coreografia aerea.

 

 

Non è la prima volta che la robotica si impone sulle passerelle di moda: solo poche settimane prima, alla New York Fashion Week, la modella Irina Shayk aveva sfilato per il marchio Philipp Plein in compagnia di un robot alto più di due metri.

Che dite, dovremo forse iniziare ad abituarci a queste nuove modelle tecnologiche?

 

 

Gli abiti robotici grazie ad Arduino

Anouk Wipprecht, ingegnere e stilista olandese è ormai divenuta abbastanza celebre per i suoi vestiti robotici.

Utilizzando il sistema Arduino e integrandolo nel design dei suoi abiti ha realizzato capi come, ad esempio, Spider Dress, che reagisce alla vicinanza di un’altra persona muovendo zampe robotiche simili a quelle di un ragno, oppure lo Smoke dress, che invece nelle stesse condizioni emana una coltre di fumo. Più recente è il Cocktail Dress, che serve drink automaticamente grazie a un ingegnoso sistema di cannule ed è stato commissionato dal Cirque du Soleil per i propri locali di Las Vegas e Ibiza.

E se l’introduzione di Arduino nella realizzazione degli abiti non fosse abbastanza tecnologica, basti sapere che le creazioni della Wipprecht sono prettamente stampate 3D.

Secondo quanto ammette lei stessa: “La creatività nella moda non deve fermarsi all’estetica ma può andare molto oltre, combinandosi con la tecnologia.

Credo che l’industria della moda e la tecnologia debbano comunicare molto di più fra loro. Quello che cerco di fare è unire la progettazione di sensori adatti al corpo umano e l’aspetto espressivo della moda. Voglio potenziare questo lato con l’aiuto del digitale. M’interessa esplorare come le tecnologie ci possono aiutare a gestire il nostro rapporto con lo spazio che ci circonda.

Se questa tematica ti affascina, leggi l’intera intervista a Anouk Wipprecht qui: goo.gl/sfaCjm

 

Moda e tecnologia: i tessuti intelligenti

Più comunemente chiamati smart textiles, sono tutti quei tessuti che integrano sistemi elettrici, sensori, fibre ottiche o LED in grado di captare e reagire a impulsi e condizioni ambientali esterne.

I tessuti intelligenti svolgono altre funzioni al di là dell’aspetto estetico: nella giacca a LED progettata dall’azienda italiana Nemen (vedi figura), per esempio, le fibre ottiche tessute insieme al materiale sono in grado di creare delle aree luminose garantendo la massima visibilità durante le ore notturne. E sempre all’interno di questa categoria di innovazioni si trovano le giacche come la Ecotech solar jacket di Zegna Sport o la Solar powered jacket di Tommy Hilfiger, entrambe dotate di pannelli fotovoltaici integrati nel capo che permettono di ricaricare smartphone e piccoli dispositivi elettronici ovunque e in qualsiasi momento.

 

 

 

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