Share This:

Dalla medicina reattiva a una forma di medicina proattiva

Attualmente l’approccio medico più diffuso si basa sul concetto di “medicina reattiva”, ovvero si inizia a curare un paziente solo quando i sintomi che lo affliggono sono evidenti e non ignorabili. In tal caso ci si reca dal medico specializzato nella parte del corpo affetta dal sintomo più evidente. Questo, però, comporta una raccolta dati sporadica e frammentata tra attori diversi e sistemi informativi non integrati tra loro.

Grazie alla tecnologia, invece, è possibile monitorare costantemente un paziente e quindi accorgersi potenzialmente di molte sue anomalie fisiologiche, prevenendo o curando tempestivamente l’insorgere di una patologia, ben prima che i sintomi raggiungano evidenze anche molto dolorose o pericolose.

Infatti, a partire da semplici dispositivi indossabili che rilevano la frequenza e il ritmo cardiaco, è possibile raccogliere i dati fisiologici in maniera continuativa, 24 h su 24. Una volta che tali dati sono stati raccolti, vengono stoccati digitalmente nel Cloud e analizzati tramite processi di Data Warehouse, atti a mettere in evidenza potenziali anomalie o sintomi nello stato di salute di una persona. Il medico, perciò, per ciascun paziente, ha accesso a questi dati già aggregati ed elaborati per essere resi leggibili, così che possa facilmente rilevare eventuali problematiche, avere un quadro complessivo sullo stato di salute del paziente e, quindi, poter formulare in modo più efficace ed efficiente la diagnosi corretta.

Questo nuovo approccio alla medicina, perciò, non si basa più sulla cura di una malattia già manifesta, bensì sulla prevenzione, resa possibile dalla capacità della tecnologia di rilevare una potenziale patologia già dalle primissime avvisaglie.

Si passa così da una “medicina reattiva”, a una “medicina proattiva”.

Il concetto di medicina proattiva non vale solo dal punto di vista del medico, ma anche da quello del paziente: è lui stesso a doversi assicurare di rilevare i dati sulla propria salute (indossando i dispositivi atti a rilevare i dati fisiologici) e quindi, una volta che poi è stata stilata una diagnosi e una relativa cura, monitorare costantemente e in tempo reale i dati sulla propria salute per constatare eventuali miglioramenti o anomalie.

La tecnologia diventa così uno strumento per favorire il processo diagnostico, ma cambia il paradigma relazionale medico-paziente, poiché responsabilizza maggiormente il paziente nella rilevazione dei suoi dati.

Ma l’evoluzione della medicina non finisce qui. Sempre grazie all’analisi dei dati, un domani, sarà possibile prevedere le malattie anche prima che i sintomi compaiano e prima dell’insorgere di una patologia.

Il concetto di medicina personalizzata

L’acquisizione costante di dati sullo stato di salute di un paziente consente non solo di monitorare al meglio una determinata patologia e quindi di facilitare, per certi versi, la ricerca sulla cura di quella determinata patologia in generale; inoltre, consente anche di poter conoscere meglio la specificità dei sintomi e delle afflizioni di quello specifico paziente.

Grazie alla tecnologia, perciò, è possibile realizzare delle banche dati su cui è possibile costruire e testare algoritmi di intelligenza artificiale, in grado di comprendere e talvolta predire il decorso della malattia. Si sta arrivando quindi a una medicina che tiene conto delle caratteristiche distintive della persona.

L’idea è di poter arrivare un domani anche a realizzare dei medicinali personalizzati in base alle patologie del singolo.

Relazione medico-paziente sempre più facilitata

Oltre che la diagnosi, la tecnologia è in grado di facilitare l’ambito medico anche in altri termini.

Ad esempio, sono sempre più diffusi gli strumenti di telemedicina che permettono di effettuare un consulto con un medico con uno specialista a distanza. Tanto per dirne una, nel Regno Unito Bayblon Health, startup che ha da poco superato il valore di 2 miliardi, permette di richiedere un video-consulto con un medico 24 ore su 24, in collaborazione con il sistema sanitario pubblico inglese.

Se da un lato le opportunità sono evidenti, è pur vero che un approccio mediato dalla tecnologia ha indubbiamente i sui lati negativi: realizzare una visita attraverso uno schermo non consente al medico di eseguire quattro azioni fondamentali di una visita medica: ispezione, palpazione, percussione e auscultazione. Senza di queste la fase successiva del processo diagnostico (rappresentata dagli esami strumentali) può essere inficiata e si può rischiare di prescrivere un esame anziché un altro, sbagliando.

Realtà aumentata e realtà virtuale in ambito chirurgia

Le tecnologie immersive stanno acquisendo un ruolo sempre più presente in sala operatoria.

La realtà virtuale, per esempio, è sempre più utilizzata per addestrare i medici agli interventi o come strumento di riabilitazione fisica e psicologica. La realtà aumentata, invece, permette ai chirurghi di disporre di una serie di informazioni aggiuntive direttamente in sala, visualizzate attraverso dei dispositivi indossabili direttamente nello spazio che li circonda.

Articoli su tematiche simili:

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore . Scopri di più qui

Leggi articolo precedente:
Portare la sensazione tattile nella realtà virtuale

È stata realizzata una pelle per la realtà virtuale che, grazie alla connessione wireless, trasmette vibrazioni meccaniche e potrà essere...

Chiudi