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La stampante 3D a tavola

Il mondo del cibo cambia e, con esso, anche il modo in cui cuciniamo gli alimenti. Se, oltre a questo, teniamo conto che la stampa 3D sta vivendo il suo periodo più florido, quanto potevamo aspettare prima che a qualcuno venisse in mente di adattare le stampanti 3D in modo da stampare cibo in totale sicurezza per la salute dei commensali?!

E infatti questa applicazione tecnologica non si è fatta attendere, ma la vera domanda è: la stampante 3D di cibo sarà in grado di sostituire il forno a microonde nelle nostre cucine? Sembra assurdo, però, a ben pensarci, negli anni 80 sembrava incredibile anche l’idea di un fornetto che, senza l’uso del fuoco, potesse scaldare i cibi facendo ruotare il piatto grazie a onde invisibili all’occhio umano.

 

Foodini

Foodini è la prima stampante 3D di cibo in commercio: un macchinario che riproduce un modello virtuale tridimensionale nel mondo reale. Non cucina propriamente, bensì riproduce la base di alcune alimenti come la pasta fresca, il pane, la pizza, hamburger e non solo. La vera innovazione, oltre alla tecnologia in sé è che Foodini è in grado di produrre porzioni molto abbondanti e in modo seriale. Immaginate che vantaggio per un servizio di catering o un ristorante: poter produrre automaticamente e velocemente ad esempio moltissime tartine dalle forme davvero uniche e tutte perfettamente uguali!

Inoltre per la stampa del cibo in 3D vengono utilizzati dei processi tipici della cucina fatta casereccia, rendendo più facile e veloce la preparazione di cibi freschi e sani. Per stampare il cibo Foodini utilizza un sistema che viene definito “open capsule model” cioè l’utente prepara a sua discrezione gli ingredienti freschi da inserire in capsule di acciaio inox che daranno forma all’alimento.

Un altro elemento vincente di questa particolare stampante 3D è la versatilità: a differenza delle altre stampanti, può elaborate tutti i tipi di alimenti, purché ridotti in impasti, anche non troppo fini. Inoltre Foodini ha una connessione wifi e un touchscreen ed è collegato alla comunità online utile per condividere ricette e forme da scaricare e provare.

Il principale difetto è il prezzo che non la rende ancora un prodotto “alla portata di una famiglia media”: il costo di Foodini si aggira tra i $1.000 e i $1.500 circa.

 

 

On demand manufactoring

Importanti aziende del settore alimentare hanno rivolto la loro attenzione alla stampa 3D. Facciamo qualche esempio.

Mondelez, il produttore americano dei famosissimi biscotti Oreo, pochi mesi fa ha presentato alla convention sulla tecnologia South by Southwest di Austin (Texas), il progetto “Trending/Vending Machine”, nato dalla collaborazione con Twitter e Maya (il produttore della macchina). L’idea è di trasformare i distributori automatici in vere e proprie piccole fabbriche di Oreo: l’utente può personalizzare il gusto, il colore e la disposizione della crema all’interno del biscotto (per linee, spirali concentriche, cerchi, e così via).

Non si tratta naturalmente di un processo valido per la produzione industriale visto che i tempi di stampa non sono rapidissimi, ma l’idea di personalizzare un prodotto presente in commercio e la possibilità di produrlo da sé può sicuramente agevolare un’idea che i produttori di alimenti stanno da tempo perseguendo, ovvero la produzione on demand.

 

L’esempio più noto in Italia di applicazione industriale della stampante 3D è quella di Barilla che a Cibus 2016, il salone internazionale dell’alimentazione, ha presentato il prototipo della primissima stampante 3D per la pasta. Il progetto, nato anni fa in collaborazione con il centro di Ricerca Olandese Tno (Organizzazione Olandese per la Ricerca Scientifica Applicata), ha permesso di realizzare una stampante in grado di lavorare con un impasto a base di semola di grano duro e acqua, cui è possibile aggiungere ingredienti come verdure, legumi o farine di altri cereali integrali per ottenere una pasta completamente personalizzata.

 

 

Cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

Come ha commentato Marco Gualtieri, ideatore e Presidente di Seeds&Chips, il summit più importante in tema food e innovazione: «Le stampanti 3D fanno già la pasta e la pizza, ma sono agli esordi. Potranno creare alimenti customizzati senza stravolgere i processi produttivi, di conseguenza con costi di gestione assolutamente accessibili. Basti pensare a un ospedale, dove si hanno problematiche molto variegate: oggi è impossibile fare una dieta per ciascun paziente, ha costi insostenibili, mentre con le stampanti 3D questo si può fare. Ci saranno nuovi modi di produrre il cibo, di trasportarlo, sarà una rivoluzione!

Un altro esempio è l’idroponica, sarà qualcosa di veramente esplosivo… Parlavo con lo scienziato del MIT che ci sta lavorando, mi diceva che entro vent’anni, fatto 100 il consumo di frutta e verdura nel mondo, 80 sarà standard e 20 customizzato. Significa che i pomodori avranno valori nutrizionali studiati ad hoc per le singole persone, ma tutto naturalmente sempre nel rispetto della salute».

 

 

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