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La nuova era dell’experience economy

Il concetto di “economia dell’esperienza” è stato introdotto circa due decenni fa da James Gilmore e Joseph Pine. Già allora i due esperti di neuromarketing pronosticavano che le aziende sarebbero gradualmente passate dall’offrire prodotti e servizi al vendere «esperienze memorabili».

Come dicono Gilmore e Pine, è necessario includere l’esperienza di marketing nel modello di business, mettendo in campo grandi offerte combinate con esperienze coinvolgenti. L’experience economy, infatti, tocca tutte le forme del retail, convogliando con la vendita l’intrattenimento e la socializzazione, integrando l’ordine effettuabile da dispositivi mobili con l’esperienza in negozio.

In questo scenario la tecnologia funge da attivatore di esperienze e da facilitatore nell’efficienza del servizio offerto. Le attività strettamente legate alla tecnologia, però, richiedono personale e manager competenti, che oggigiorno non sempre sono facili da trovare. Secondo l’Osservatorio competenze digitali 2018, infatti, l’importanza delle skill digitali cresce nelle aziende di tutti i settori con un’incidenza media del 13,8%. I maggiori picchi si annoverano, però, nel caso delle aree industriali specialistiche (63%),nel commercio (54%) e nei servizi (41%). Le figure maggiormente richieste sono web designer, analisti di big data, social media, esperti di cyber sicurezza, sviluppatori di app. La stima dell’Osservatorio competenze digitali prevede che nel 2020 pare che mancheranno 750mila professionisti qualificati nelle tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

Le protagoniste dell’experience economy: realtà aumentata e realtà virtuale

Realtà virtuale e realtà aumentata sono tra le protagoniste dell’experience economy perché sono in grado di aggiungere uno strato di informazioni alla realtà in modo originale e interattivo, nonché divertire e intrattenere, offrendo esperienze di acquisto e di interazione inusuali e piacevoli per l’utenza.

Con l’AR i brand possono offrire ai clienti simulazioni associate alla prova di prodotti e articoli, consigli d’uso o indicazioni utili alla geolocalizzazione. Queste informazioni possono essere visualizzate attraverso differenti dispositivi: dallo smartphone a una soluzione di digital signage incastonata in un totem interattivo, un magic mirror o una vetrina interattiva.

Fonte immagine: http://www.focusmgmt.it

Come funziona la realtà aumentata?

Il principio di base è il riconoscimento intelligente delle immagini e l’associazione delle stesse. Inquadrando un elemento del mondo reale, la tecnologia di realtà aumentata è in grado di correlare il frame di quell’elemento con il una serie di dati presenti in un apposito database.

Sulla base di tali dati è possibile, quindi, effettuare differenti azioni come sovrapporre all’inquadratura dell’elemento reale una serie di ulteriori elementi (immagini, testi, foto/video dal vero o in animazione).

L’aggiunta di questi elementi all’inquadratura contribuisce a migliorare l’esperienza e la fruizione dell’utente.

Esempi di applicazione in ambito retail. Il settore moda

La personalizzazione di un capo di abbigliamento è un’opzione sempre molto gradita dalla clientela. Grazie alla realtà aumentata è possibile, ad esempio, realizzare un comparatore di prodotto che consenta all’utente di poter scegliere le proprie preferenze in una lista di possibili varianti (materiali, colori, dettagli, bottoni, tipologia di colletto o manica, ecc) e di poter visionare e valutare in un’anteprima virtuale del capo risultante prima di procedere all’ordine.

Oppure, sempre grazie all’impiego della realtà aumentata, è possibile “aumentare” la funzionalità di prova dei camerini nei negozi di abbigliamento, consentendo all’utente di provare virtualmente un capo come se lo indossasse, oppure di visionare maggiori dettagli o consigli sui prodotti (come ad esempio altri capi abbinabili, altre taglie disponibili, ecc).

Esempi di applicazione in ambito retail. Il settore dei Coiffeur

Nel settore dei Coiffeur la realtà aumentata sta diventando un grosso servizio a valore aggiunto per aiutare i clienti nella scelta del taglio e del colore più adatti.

Una volta che i capelli sono stati tagliati, infatti, non è possibile eventualmente rimediare tornando alla situazione precedente e questo spesso inibisce le clienti che desistono dalla possibilità di effettuare un cambiamento radicale nella propria capigliatura, temendo il non apprezzamento del risultato.

Grazie ad un sistema di realtà aumentata e ad un database aggiornato di tagli, colori, tonalità, extensions, ecc, il cliente può visualizzare nel magic mirror il risultato delle sue idee, scegliendo più consapevolmente l’hairstyle desiderato.

Esempi di applicazione in ambito retail. Il settore dell’arredamento

Non sempre e non per tutti è semplice figurare come un determinato elemento di arredo possa stare nella propria casa, sia dal punto di vista estetico, che dimensionale.

Oggi, grazie all’uso di applicazioni o di sistemi di realtà aumentata è possibile proiettare virtualmente l’arredo in un determinato spazio.

La tecnologia, infatti, sovrappone un modello in tre dimensioni dell’elemento di arredo alla stanza inquadrata con la fotocamera dello smartphone o del tablet, così da consentire di valutare aspetti come l’ingombro e l’impatto estetico, prima di procedere all’acquisto.

La tecnologia deve essere utile!

Mentre la tecnologia sta mettendo il turbo, i retailer devono prestare attenzione: la tecnologia rimane uno strumento, ma non lo scopo ultimo! Il rischio che si corre non curando adeguatamente il messaggio/servizio che si offre alla clientela attraverso la tecnologia è di offrire un’esperienza fredda e priva di coinvolgimento emotivo.

Il fatto che il consumatore possa acquistare tutto ciò che vuole in molti modi diversi, costringe oggi i retailer ad offrire qualcosa di diverso per affermarsi e risultare competitivi. Il consiglio per tutti i retailer che hanno intenzione di adottare la tecnologia è quello di utilizzarla per risolvere problemi, non per aumentare la complessità o come mero “esercizio di stile” effettuato solo perché l’interattività “va di moda”.

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