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Cos’è l’Industria 4.0?

Con Industria 4.0 si intende una nuova strategia di gestione e sviluppo aziendale basata sull’automazione dei processi industriali e sull’integrazione di nuove tecnologie produttive con lo scopo di migliorare le condizioni di lavoro e aumentare la produttività e l’efficienza degli impianti.

Il termine “Industria 4.0” prende il nome dal piano industriale del governo tedesco (presentato nel 2011 e concretizzato alla fine del 2013), che prevedeva investimenti su infrastrutture, scuole, sistemi energetici, enti di ricerca e aziende per ammodernare il sistema produttivo tedesco e riportare la manifattura tedesca ai vertici mondiali rendendola competitiva a livello globale.

I risultati ottenuti dalla Germania a livello produttivo hanno portato molti altri paesi a perseguire questa politica; per questo sono stati svolti numerosi studi volti a definire l’impatto che queste nuove politiche avranno sul contesto sociale ed economico, definendo questo passaggio storico “Quarta rivoluzione industriale“.

 

 

Perché si parla di Quarta rivoluzione industriale?

Finora le rivoluzioni industriali del mondo occidentale sono state tre: nel 1784 con la nascita della macchina a vapore e di conseguenza con lo sfruttamento della potenza di acqua e vapore per meccanizzare la produzione; nel 1870 con il via alla produzione di massa attraverso l’uso sempre più diffuso dell’elettricità, l’avvento del motore a scoppio e l’aumento dell’utilizzo del petrolio come nuova fonte energetica; nel 1970 con la nascita dell’informatica, dalla quale è scaturita l’era digitale destinata ad incrementare i livelli di automazione avvalendosi di sistemi elettronici e dell’IT (Information Technology).

La data d’inizio della quarta rivoluzione industriale non è ancora stabilita, probabilmente perché è tuttora in corso e solo a posteriori sarà possibile indicarne l’atto fondante. L’argomento è stato al centro del World Economic Forum 2016, dal 20 al 24 gennaio a Davos (Svizzera), intitolato appunto “Mastering the Fourth Industrial Revolution”.

 

 

Quali sono i fattori abilitanti dell’Industria 4.0?

Secondo un recente rapporto della multinazionale di consulenza McKinsey non si può parlare di Industria 4.0 senza considerare l’utilizzo dei dati, la potenza di calcolo e la connettività.

Cioè, detto in “parole povere”, gli ingredienti fondamentali dell’Industria 4.0 sono:

  • Big Data: l’acquisizione di dati come strumento per creare valore.
  • Analytics: i dati da soli non valgono nulla se non si aggregano tra loro e non si analizzano estrapolando da essi informazioni e definendo sulla base di essi delle strategie.
  • Queste analisi dei dati possono essere automatizzate attraverso delle soluzioni di machine learning, ovvero algoritmi in grado di migliorarsi autonomamente e di imparare da soli.
  • Cloud computing: atto a conservare e centralizzare i dati acquisiti e le relative analisi.
  • Internet of Things: ovvero tutti quegli oggetti che non sono dei computer né sono stati pensati per esserlo, ma che possono comunque essere connessi alla rete Internet così da poter acquisire informazioni, fornire dati e talvolta anche eseguire azioni programmate.
  • Digital Fabrication: il ponte tra digitale e reale, la produzione di beni e servizi. Ovvero: una volta avuti i dati, analizzati, processati e resi strumento per “istruire” le macchine, l’ultimo passaggio è trovare i modi, gli strumenti per produrre i beni. E quindi in questa fase entrano in gioco tecnologie come la stampa 3D, i robot e non solo.
  • In questo scenario acquisiranno sempre più importanza gli studi sull’interazione uomo-macchina, orientati per lo più verso le interfacce “touch”, sempre più diffuse, e la realtà aumentata come strumento per facilitare gli operatori umani a relazionarsi e a gestire il lavoro delle strutture meccanizzate

 

Quali vantaggi apporterà l’Industria 4.0?

In un prossimo futuro le fabbriche controlleranno e ottimizzeranno i processi produttivi in gran parte da sole e consentiranno a prodotti e macchine di comunicare tra loro scambiandosi dati e comandi direttamente o in modalità wireless. Il risultato sarà un ambiente di produzione molto più flessibile, con minore controllo centrale e più “intelligenza” integrata localmente nelle apparecchiature per ottimizzare l’efficienza della lavorazione.

Perciò tra i vantaggi dell’Industria 4.0 ci sarà il significativo miglioramento dell’efficienza dei processi produttivi, nonché la possibilità di monitorare e gestire i processi anche da remoto e in qualunque momento.

 

 

Come cambierà il mondo del lavoro

Dalla ricerca The Future of the Jobs presentata al World Economic Forum è emerso che, nei prossimi anni, l’Industria 4.0 apporterà notevoli cambiamenti in ambito occupazionale. L’effetto sarà la creazione di 2 nuovi milioni di posti di lavoro, ma contemporaneamente ne spariranno 7.

Per quanto riguarda specificatamente l’Italia si prevede che si possano creare circa 200 000 posti di lavoro a fronte di altrettanti posti persi.

Globalmente prevede che le perdite si concentreranno nelle aree amministrative e della produzione: rispettivamente 4,8 e 1,6 milioni di posti distrutti. Sempre secondo la ricerca The Future of the Jobs compenseranno parzialmente queste perdite l’area finanziaria, il management, l’informatica e l’ingegneria.

Cambiano di conseguenza le competenze e abilità ricercate: nel 2020 il problem solving rimarrà la soft skill più ricercata, e parallelamente, diventeranno più importanti il pensiero critico e la creatività.

Quali sfide dovremo affrontare?

Sicuramente il problema più difficile da affrontare sarà la riconversione delle imprese rendendole parte attiva di questa rivoluzione produttiva: basti pensare che ad oggi solo l’1% dei dati disponibili e raccolti dalle aziende viene poi utilizzato per definire strategie e analizzare la clientela!

Se pensiamo che la gestione strategica dei dati è uno dei temi fondanti della Quarta rivoluzione industriale, il processo di adesione all’Industria 4.0 in Italia appare ancora agli albori, soprattutto se si analizzano le piccole e medie imprese.

La Quarta rivoluzione industriale non sarà perciò solo produttiva, ma anche culturale: deve cambiare il modo di intendere l’impresa e l’organizzazione per poter assimilare e gestire naturalmente ed efficientemente il progresso tecnologico che stiamo vivendo.

L’uso “spinto” della tecnologia è possibile solo se tutta la forza lavoro è formata adeguatamente al suo uso: le imprese che vogliono farsi trovare pronte alla Quarta rivoluzione industriale non possono non considerare che tutta la propria forza lavoro deve essere adeguatamente formata per accettare e gestire tutte le tecnologie che saranno adottate. Bisogna perciò lavorare in primis sulle competenze, prima di rivoluzionare l’aspetto meccanico e impiantistico.

Un altro aspetto da considerare è che tra gli scenari che si prevede possano emergere grazie all’industria 4.0 c’è anche il ritorno della manifattura in Occidente: le aziende che si erano spostate in Paesi con manovalanza a basso costo potrebbero dover rientrare in Europa per poter sfruttare appieno i vantaggi apportati da tutte le innovazioni in ambito industriale, con conseguenti vantaggi per Paesi come l’Italia.

Da ultimo è fondamentale tenere conto che, per rendere L’industria 4.0 facile da implementare, devono convergere ancora molti fattori. Attualmente, per esempio, non esiste alcun accordo su quale tecnologia standard verrà utilizzata per trasmettere i segnali necessari ad abilitare il cloud di Internet delle cose e, se non c’è standardizzazione, il mercato può diventare frazionato e antieconomico.

 

 

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