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In futuro la scuola sarà come ce la ricordiamo oppure no?

La domanda è più che lecita, visto che negli ultimi anni tra lavagne elettroniche, tablet e laptop, la didattica si è evoluta lasciandosi contaminare da qualche forma di innovazione.

Un sondaggio effettuato dal sito debate.org, ha evidenziato come il 69% dei rispondenti creda che in futuro nelle scuole non ci saranno più né insegnanti, né libri.

Inoltre, alcuni esperti di educazione come Anthony Seldon hanno previsto che i bot sostituiranno gli insegnanti umani nel giro di un decennio; mentre il futurista Thomas Frey ritiene che software di Intelligenza Artificiale diventeranno un normale strumento educativo entro il 2030.

Si tratta di uno scenario distopico ed esagerato o è una prospettiva reale?

Davvero dobbiamo aspettarci che gli insegnanti umani si estinguano a favore di complessi sistemi di Intelligenza Artificiale?

Insegnante umano v.s. Intelligenza Artificiale. A quanto pare i neuroni specchio salveranno la classe tradizionale

Nonostante alcuni credano che l’avvento degli “insegnanti robot” sia imminente, alcuni studi stanno dimostrando che i corsi e i programmi di valutazione gestiti da sistemi di intelligenza artificiale non ottengono i risultati che ci si aspetterebbe. Perché? 

Una delle spiegazioni possibili sul perché i corsi non tenuti da una persona fisica siano genericamente meno efficaci è dovuta all’importanza dei neuroni specchio nella nostra capacità di apprendimento.

In breve, un aspetto importante dell’apprendimento nei primati è l’osservazione e l’imitazione: l’insegnante in aula è un modello da seguire e uno studente non si relazionerà all’intelligenza artificiale nella stessa maniera semplicemente perché gli sarà impossibile sviluppare lo stesso livello di familiarità ed empatia che può provare con un’altra persona.

1_ Empatia

Certo, a tutti verrà in mente quel particolare professore o quella particolare maestra che “meglio sarebbe stato avere per insegnante un robot piuttosto che lei/lui!”, però è altrettanto vero che gli insegnati che ricordiamo con più affetto sono quelli più stimolanti, quelli che si sono dimostrati empatici e capaci di entrare in sintonia con noi.

Quando un insegnante riesce a “connettersi in presenza” attraverso l’ascolto o anche attraverso un comportamento non verbale in classe, può ispirare i suoi studenti ad imparare, creare ed eccellere.

Un sistema artificiale, invece, per quanto in grado di evolversi e per quanto integrato con un avatar realizzato con la tecnologia di rendering più sofisticata, non riuscirebbe ad analizzare con precisione tutte queste variabili e a entrare naturalmente in sintonia con gli alunni.

Quindi, nonostante gli incredibili progressi, l’empatia rimane uno dei più grandi limiti dell’AI. Eppure non è finita qui.

2_ Intuito ed esperienza

Quando uno studente è in classe, l’educatore umano è in grado di leggere il volto, il linguaggio del corpo, l’aspetto ed è anche capace a fare un riferimento incrociato. Del tipo: in che modo lo studente solitamente si pone? Sta cambiando qualcosa nel modo di comportarsi dell’alunno X? Cosa sta succedendo a casa? Cosa sta notando nelle dinamiche sociali generali della classe?

Un bravo insegnante puòquindi usare l’intuizione e la sua conoscenza della classe e degli alunni in generale per capire l’evoluzione dei ragazzi e quindi, eventualmente, studiare soluzioni ad hoc.

3_ L’AI come tutor perfetto

È vero che l’Intelligenza Artificiale manca di empatia, ma indubbiamente vanta una potenza di calcolo incomparabile rispetto a quella umana, nonché una memoria e una capacità di archiviazione delle informazioni decisamente ragguardevole.

Ecco che, anche se i sistemi artificiali non si potranno sostituire del tutto agli insegnanti umani, presto si uniranno a loro, come assistenti all’insegnamento.

Di recente ad esempio, un professore del Georgia Institute of Technology ha creato un assistente all’insegnamento per la sua classe, che gli ha permesso di gestire in modo più efficace oltre 400 studenti in tutto il mondo. Il sistema di Intelligenza Artificiale che ha ideato tende a rispondere a domande più di routine, lasciandogli più tempo per affrontare situazioni più complesse tra gli studenti.

In effetti, pensandoci bene, l’Intelligenza Artificiale potrebbe gestire, facilitare e monitorare molti delle incombenze “meccaniche” proprie dell’insegnamento. Ad esempio, potrebbe: raccogliere incarichi, avvisare immediatamente i genitori, autorizzare gli alunni ad andare in bagno, assegnare i compiti e monitorare quando e con che tempistiche sono stati eseguiti, monitorare l’andamento scolastico deli alunni e stilarne un’analisi accurata e puntuale (sia per tutta la classe che per singolo studente), offrire contenuti di approfondimento (video, quiz, ecc), rispondere prontamente alle domande più semplici e nozionistiche degli studenti.

Sarà questo probabilmente il futuro dell’AI in classe.

Will, il primo professore artificiale

In nuova Zelanda, da settembre, un software tiene lezioni di sostenibilità ambientale e consumo responsabile, informando sulle principali caratteristiche e potenzialità delle energie rinnovabili.

Il progetto è frutto della collaborazione tra la società energetica Vector e l’azienda informatica Soul Machines, che si sono impegnate a fornire il software-insegnante gratuitamente a tutte le scuole a cui Vector somministra energia elettrica.

Gli studenti possono interagire con l’avatar Will sfruttando computer, tablet e smartphone. Will è in grado di dialogare con loro, rispondere alle loro domande e porne a sua volta.

La reazione degli studenti è stata davvero affascinante”, ha spiegato in un comunicato stampa il responsabile per il digitale di Vector, Nikhil Ravishankar. “Ripongo molte speranze nella capacità di questa tecnologia di poter, un domani, fornire esperienze educative ricche ed efficaci”.

In futuro, infatti, questi software potranno adattarsi allo stile di apprendimento di ogni singolo studente, consentendo di offrire un insegnamento personalizzato per ciascun alunno.

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