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C’è ancora spazio per i billboard?

Quando un nuovo media o una nuova tecnologia “disruptive” vengono introdotti nel mercato, i sistemi precedenti hanno due sole possibilità: sparire lentamente o re-inventarsi.

Questo processo è in atto anche in ambito pubblicitario, dove sempre più spazio viene dato all’adv online e sui social (banner pubblicitari, post sponsorizzati, articoli sponsorizzati, contenuti realizzati da influencer e/o o opinion leader).

Ci si potrebbe aspettare che questo nuovo modo di fare pubblicità possa affossare e rendere obsoleta l’affissione di cartelloni pubblicitari.

Eppure anche i più grandi brand tecnologici e innovativi continuano a investire nei billboard. Apple, Google, Amazon, Netflix e Alibaba hanno addirittura incrementato nell’ultimo periodo i rispettivi investimenti pubblicitari per collocare i propri contenuti nei megaschermi digitali e interattivi sulle strade o nelle piazze più trafficate delle città.

Tanto è vero che, secondo un’analisi di PricewaterhouseCooper, negli ultimi tempi il segmento delle cosiddette “pubblicità digitali all’aperto” è cresciuto di anno in anno del 15%. Questo incremento è avuto sicuramente a un notevole miglioramento delle tecnologie che permettono ai supporti fisici di veicolare il messaggio pubblicitario in maniera più efficace grazie a schermi sempre più grandi e con risoluzioni elevatissime.

Il vantaggio dell’impiego di billboard interattivi, però, non è solo questo: oggigiorno, infatti, è possibile anche rendere tali sistemi adattabili al contesto e “intelligenti”, capaci cioè di creare un’interazione con i passanti e raccogliere dati sugli utenti e sulle loro abitudini e predisposizioni di acquisto.

Google, per esempio, sta testando in Germania una nuova tecnologia basata sui billboard digitali con la quale punta ad acquisire dati demografici approfonditi sugli utenti dei dispositivi Android che passano da determinati luoghi in cui sono collegati i “cartelloni”. E pare che Alibaba abbia investito qualcosa come 2,2 miliardi di dollari in società cinesi specializzate proprio nelle strategie adv che sfruttano la commistione offline-online.

A quanto pare, perciò, nonostante il sempre crescente utilizzo di smartphone e device personali, richiamare lo sguardo nell’ambiente circostante, portando il digitale nella città funziona ancora e molto. 

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